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L’EVOLUZIONE DI CALPURNIA
© Salani
Jelly Jackeline
L’EVOLUZIONE DI CALPURNIA
Salani, 2011


 da 14 anni




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Texas, estate 1899. Calpurnia Virginia Tate ha quasi dodici anni e vive con la sua benestante famiglia. Ha la passione per la natura e inizia ad annotare le sue osservazioni in un taccuino. Ma può una femmina, tra l'altro unica figlia femmina di sette figli, aspirare a diventare naturalista a quell'epoca? Il suo destino sembra essere quello di tutte le ragazze della sua età: imparare a governare la casa, ricamare, prendere lezioni di piano in attesa del debutto in società. Ma troverà nel nonno, anch'egli appassionato studioso della natura, un prezioso alleato e compagno di ricerche.

"E' curioso" dissi "che le ragazze debbano essere carine: in natura sono i maschi che devono essere belli".
"Perché in natura di solito è la femmina che sceglie" rispose "allora il maschio deve agghindarsi con le piume migliori per attirare la sua attenzione. Invece è tuo fratello a scegliere tra le signorine, che quindi devono fare del loro meglio per farsi notare".
"E' un sacco, proprio un sacco di lavoro" dissi io "Tutti quei vestiti, i cappelli. E le acconciature. Quando Mamma mi ha acconciato i capelli per il saggio di pianoforte, accipicchia, ci sono voluti secoli. E i corsetti! La signora Parsons sviene sempre d'estate per via del corsetto. Non capisco come facciano a sopportarlo".

"La bibliotecaria mi fissò accigliata. Io mi accostai al bancone e bisbigliai: "Scusatemi, signora, avete una copia del libro del signor Darwin?".
Si sporse dal bancone e chiese: "Che?"
"Il libro del signor Darwin. Sapete, L'origine della specie".
Aggrottò le sopracciglia e fece coppa con un palmo intorno all'orecchio:"Devi parlare più forte"
Dissi con voce alta e tremante: "Il libro del signor Darwin. Quello, per favore".
Mi chiuse la bocca con uno sguardo stizzoso. "No, assolutamente no. Non terrei una cosa del genere nella mia biblioteca. Ne hanno una copia nella biblioteca di Austin, ma io dovrei ordinarlo per posta. Sono cinquanta centesimi. Ce li hai cinquanta centesimi?"
"No, signora". Mi accorsi che stavo arrossendo. Non avevo mai posseduto cinquanta centesimi in vita mia.
"Inoltre"aggiunse" avrei bisogno di una lettera di tua madre che ti autorizza a leggere quello specifico libro. Ce l'hai, una lettera del genere?"
"No, signora" risposi mortificata. Cominciava a prudermi il collo, segno premonitore di un accesso di orticaria.
Tirò su con il naso."Lo immaginavo. Ora devo rimettere a posto dei libri".
Mi venne da piangere per la rabbia e l'umiliazione, ma non volevo mettermi a frignare di fronte a quella vecchia befana".