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UN ANNO COL FANTASMA
©Salani
Ann Phillips
UN ANNO COL FANTASMA
Salani, 2010


 da 13 anni




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Florence ha 12 anni e vive in una grande casa con le sue due prozie. Un giorno, per sfuggire alla noia e alla solitudine, decide di evocare con una pratica magica il fantasma di George, un cugino morto annegato. Inizialmente la nuova presenza sarà per Florence un instancabile compagno di giochi e scorribande, ma col passare del tempo, le cose cambieranno in maniera inquietante.

"Florence non s'inventò George, benché in seguito l'insinuassero in molti e Louis l'accusasse apertamente: trovò George. E la prima cosa che trovò fu una sua fotografia in un vecchio album grigio con le pagine legate da fiocchi di seta. Era una fotografia sbiadita, color seppia, ma dal marrone scolorito spiccava netto il suo volto: occhi scuri, un sorriso con un'ombra di sfida. Era l'unico bambino su quelle pagine affollate, fatta eccezione per alcuni illustri e paffuti bebè, e sembrava avesse suppergiù un'età interessante per Florence."


Un Cavaliere venne D'Oltremare,
dall'Oceano arrivò al mio castello,
disse che al Nord sarei stata sua sposa,
il suo più prezioso gioiello.

"Va da tuo padre e prendigli l'oro,
va da tua madre e prendi gli averi,
e poi rubane già due sellati
dei suoi ben trentatré destrieri"

Lei corse dal padre a prendergli l'oro,
e di sua madre prese gli averi,
poi fuggirono insieme verso le stalle,
dai suoi veloci trentatré destrieri.

Lei salì sul cavallo colore del giglio,
lui montò svelto su quello pezzato,
per tre ore la riva del fiume correndo
verso il mare, così a perdifiato.

E lui a un tratto: "Smonta, dai, smonta,
piccola Polly, dai, vieni giù,
che in questo mare affogai sei fanciulle
e la settima vittima devi essere tu.

Però togliti prima la veste,
la tua veste così vellutata,
perché penso che è troppo preziosa
per marcire nell'acqua salata."

Lei rispose: "Su, falcia quel cardo
che fiorisce appuntito sul ciglio;
non vorrei mi strappasse i capelli
o mi ferisse la pelle di giglio."

Lui prese la falce per fendere il cardo
che fioriva sul ciglio; chinato,
lei lo afferra alla vita sottile,
che giù nel gorgo perisca affogato.

"Laggiù affonda, laggiù uomo vile,
uomo perfido, gran sciagurato
che hai ucciso già sei fanciulle:
ma la settima ti ha ripagato!"

Poi montò sul suo bianco destriero,
a briglia sciolta correva correva
finché giunse al palazzo del padre,
che ancora l'alba non si scorgeva.

Il pappagallo dall'alto balcone
udì i suoi passi e le chiese accorato:
"Ti ha forse sviata un sinistro ribaldo
che così a lungo lontano hai indugiato?"

"Su, non ciarlare, mio bel pappagallo,
e il mio segreto non disvelare,
ti darò in cambio una gabbia dorata
e candido avorio su cui riposare."

Il padre svegliato lassù nella torre
udì il pappagallo e si sporse a guardare:
"Che cos'avrai mai mio bel pappagallo,
che prima del giorno ti metti a parlare?!"

"Un gatto è salito in cima alla gabbia
la vita soave voleva strapparmi:
la mia padroncina ho chiamato a gran voce
perché qui corresse a salvarmi".